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Ottobre 2016

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Scopriamo Nuova Discovery | Ben Ainslie: ritratto di una leggenda della vela | Uno sguardo al futuro della mobilità e dei trasporti | Copenaghen, la città più bella del mondo?

N A V I G A T O R 05

N A V I G A T O R 05 AVVENTURA P I O N I E R I DELLA PAGAIA Una storia di resistenza, di condizioni estreme e di canoisti leggendari, raccontata dall’avventuriero ed esploratore Olly Hicks La prima “soffiata” sul mistero dei Finmen mi arrivò dal mio amico e compagno di avventure Patrick Winterton, quando mi indicò un libro che aveva letto, “Searching for the Finmen”, di Norman Rogers. In questo testo, Rogers illustra l’incredibile storia dei kayaker Inuit o Finmen che, all’inizio del Settecento, arrivarono via mare in alcune remote isole scozzesi. Nessuno sa per certo da dove fossero giunti questi bizzarri visitatori in canoa, ma gli reperti preservati in diversi musei scozzesi (fra cui arnesi per la caccia e i resti di un vecchio kayak con copertura in pelle) indicano la possibilità che i canoisti fossero potuti arrivare autonomamente via mare dalla Groenlandia, più di 1.000 miglia a nord ovest. Così decisi di scoprire se l’attraversamento di quel passaggio potesse essere davvero possibile. Per farlo, avrei dovuto ripetere quel tragitto dalle coste orientali della Groenlandia alla costa settentrionale scozzese in compagnia del mio compagno di viaggi George Bullard e di un kayak da mare Inuk Duo da 6,8 metri, leggermente modificato. Sarebbe stato un viaggio che nessuno aveva mai compiuto in tempi moderni, e avrebbe fatto luce su questo mistero poco conosciuto; inoltre, avrei provato a me stesso e al mondo intero che tutto è possibile. Quando iniziammo a pianificare il viaggio, però, divenne evidente che ci stavamo preparando ad affrontare una sfida davvero epica. Le acque dell’Artico sono notoriamente infide, e il tragitto ci avrebbe impegnato per quasi 2.000 chilometri; a volte ci saremmo trovati in mare aperto senza nessuna possibilità di comunicare con altri e con scorte limitate; ci saremmo ritrovati a remare per tutta la notte, riposando solo cinque minuti all’ora. E, infine, avremmo dovuto attraversare il cosiddetto “Devil’s Dancefloor” (o “pista da ballo del Diavolo”), un temuto passaggio di 280 miglia fra l’Islanda e le Isole Faroe, celebre per le sue condizioni imprevedibili e selvagge. Qui sopra e a destra: George Bullard e Olly Hicks. Essere un Finman del mondo moderno richiede una particolare dose di coraggio. FOTO: EMMA HALL 16

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