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Maggio 2019

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Range Rover Sport PHEV presenta Shenzhen | La prima volta con Nuova Range Rover Evoque | Architettura modernista in Germania | L’opinione di George Bamford su cosa sia il vero lusso | Incontro con l’astronauta Charlie Duke | La subcultura del carnevale in Brasile

A sinistra e qui sopra:

A sinistra e qui sopra: Duke mostra con orgoglio il simbolo della sua missione spaziale. In basso a sinistra: Duke (a sinistra) con i compagni di equipaggio dell’Apollo 16, Thomas Mattingly e John Young. In basso: il decimo uomo ad aver messo piede su un altro pianeta

ESPLORAZIONI FOTOGRAFIA: GETTY IMAGES/SCIENCE & SOCIETY PICTURE LIBRARY/CONTRIBUTOR, GETTY IMAGES/ROLLS PRESS/POPPERFOTO/CONTRIBUTOR “Il ricordo più indelebile di quell’esperienza fu lo stupore”, dice. “Non ho mai avuto l’impressione di sognare, ma pensare di aver fatto questa esperienza è quasi incredibile. Sono una delle 12 persone che hanno camminato sulla Luna”. Duke, a seguito del comandante della missione John Young, pilotò il modulo lunare Orion diventando il terzo uomo (e, a trentasei anni, il più giovane) ad aver messo piede sulla Luna. Sarebbe stata la passeggiata più significativa della sua esistenza, e l’aveva desiderata moltissimo. Ricorda ad esempio un’esercitazione della NASA sul Grand Canyon, dove si ritrovò ad osservare la Luna dal suo sacco a pelo, chiedendosi se, un giorno, sarebbe arrivato fin lassù. E quando finalmente accadde, si sentì così felice e trionfante anche per quello: il pensiero che gli attraversò la mente quando il suo piede si “ABBIAMO appoggiò sulla superficie lunare fu infatti: “Sono sulla Luna! Finalmente, sono sulla Luna!”, racconta ridendo. Mentre passavano da un luogo all’altro a bordo di un rover lunare, schivando macigni, fermandosi a bordo dei crateri, guardando cautamente al loro interno e raccogliendo campioni da analizzare per la NASA, c’era una sensazione costante di curiosità e di meraviglia verso tutto quello che incontravano: “Cosa c’è in questo cratere? Cosa troveremo qui?, ci chiedevamo. Era così eccitante!”. Le memorie gli illuminano il viso. Ma per quanto affascinante fosse la Luna, è stata la “bellezza mozzafiato” del pianeta Terra visto dallo spazio a catturarlo, portandolo alla convinzione che, qualunque sia il proprio Paese di origine, “siamo tutti sospesi sulla Terra e dobbiamo imparare ad amarci l’un l’altro”. Duke ricorda quella vista come fosse ieri: “C’erano tre colori: il marrone della terra, l’azzurro cristallino dell’Oceano e il bianco della neve e delle nuvole. La Terra sembrava un gioiello sospeso nel buio cupo dello spazio”. Un buio così intenso e vellutato che si aveva quasi l’impressione di poterlo toccare allungando la mano. Forse il contrasto fra la lucentezza della Terra illuminata dalla luce del sole e il nero dello spazio fu una metafora della vita di Duke e del suo viaggio personale, visto che una fase particolarmente difficile segnò il suo ritorno a casa. “Continuavo a chiedermi cosa avrei dovuto fare per il resto della mia vita, e quali altre sfide avrei potuto affrontare”. Al posto di una sensazione di pace e di soddisfazione venne invaso dalla frustrazione: la spinta che l’aveva portato sulla Luna era ancora viva in lui, ma non sapeva più dove indirizzarla. Questo tumulto gli fece quasi perdere la famiglia, ma Duke trovò infine la pace nella religione, sistemò la sua vita personale e iniziò a viaggiare per il mondo condividendo con gli altri le sue storie del suo percorso sulla Luna e di quello con Dio. “È una responsabilità che sento molto seriamente, quella di condividere il mio entusiasmo con i giovani e di porre loro delle sfide, perché non si può mai sapere cosa ci aspetta nella vita”. TUTTI L’interesse di Duke per i viaggi spaziali rimane vivo in lui, anche per via della nuova corsa allo spazio, che coinvolge società private come SpaceX, Orbital, Blue Origin e Virgin Galactic. “Riesco ad immaginare un futuro in cui avremo grandi moduli abitati che orbitano intorno alla Terra. Sono un fermo sostenitore della necessità della costruzione di una stazione scientifica sulla Luna abitata in modo permanente. E credo che un giorno andremo su Marte”, sostiene con convinzione. Visto che ha provato in prima persona le meraviglie che lo spazio ha da offrire, Duke è un grande sostenitore dei voli spaziali dotati di equipaggio, e non soltanto per il progresso tecnologico che comportano: è infatti convinto che soddisfino un bisogno umano fondamentale, ovvero un insaziabile desiderio di scoperta: “Credo che abbiamo tutti una forte spinta dentro di noi, un bisogno di esplorare. I viaggi nello spazio ci aiutano a soddisfare la nostra fame di comprensione dell’universo e la nostra ammirazione per la bellezza del Creato”. In quest’ex-astronauta ultra ottantenne, questa spinta è forte abbastanza da farlo concludere con un sorriso e questa dichiarazione: “Di tanto in tanto, ancora mi capita di desiderare di ritornare sulla Luna”. UNA FORTE SPINTA DENTRO DI NOI, UN BISOGNO DI SCOPRIRE. I VIAGGI NELLO SPAZIO CI AIUTANO A SODDISFARE LA NOSTRA FAME DI COMPRENSIONE DELL’UNIVERSO” 47

 

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